Antonino Cannavacciuolo, talentuoso chef nonché personaggio televisivo che piace a grandi e piccoli, ha raccontato la sua cucina e la sua arte, sintesi emozione e passione, sulle pagine di Mia Sposa Magazine. Di seguito proponiamo un estratto dell’intervista. Il testo completo nel numero di Aprile, in edicola.

Il segreto del grande chef Antonino Cannavacciuolo? “Scegliere bene gli ingredienti – come scrive nel suo libro Il piatto forte è l’emozione pubblicato da Einaudi Editore – sono loro il vero tesoro del nostro Paese.  Per sceglierli basta ascoltarli: gli ingredienti ti parlano”.
Ben piantato con i piedi a terra perché, come ripete spesso, le parole – e, aggiungiamo noi, la filosofia – non riempiono la pancia, lo chef lascia sognare i suoi clienti solo davanti ai suoi piatti e Villa Crespi è la location perfetta per concedersi un lusso speciale, magari nel giorno delle nozze. Con la sua architettura moresca, gli stucchi, i damaschi e i richiami ottocenteschi, Villa Crespi si candida a luogo ideale per un avvenimento speciale.

Antonino Cannavacciuolo: 3 stelle Michelin, 2 Forchette Gambero Rosso e 3 Cappelli su l’Espresso. In più, un ristorante gestito con la moglie Cinzia. Tanti sogni compiuti, il prossimo da realizzare?

Il mio percorso professionale segue sogni e progetti che crescono man mano dentro di me.  Non so come spiegarlo ma, quando una nuova idea prende forma, non è mai troppo “pensata” o calcolata: è una sorta d’istinto. Da lì in poi, tutto prende forma… Per questo motivo non saprei proprio dire quale sarà il mio prossimo sogno né come lo realizzerò. Vedremo…

Una cucina che fonde la tradizione culinaria del Sud con quella del Nord, simbolo del suo cammino personale: dalla Campania fino al Piemonte. È attento alla stagionalità degli ingredienti ma il vero segreto della sua cucina è la semplicità. Come si può essere semplici, ma anche raffinati e nobili, in cucina?

Cucinare in maniera semplice significa affidarsi all’istinto e trattare le materie prime con amore. Il contatto con gli ingredienti, e il rispetto degli stessi, sono il punto di partenza su cui lavorare per la preparazione di una portata. Significa scegliere delle materie prime povere e trattarle come nobili. Bisogna cucinare un’alice così come si farebbe con un’aragosta.

La cito testualmente: “Se fai mangiare bene le persone, regali delle emozioni”. Come interpretiamo questa affermazione?

Io vivo la cucina come espressione di emozioni perché, dal momento in cui inizio la lavorazione degli ingredienti fino al raggiungimento della presentazione finale del piatto, racconto e parlo di me.

A Villa Crespi Cinzia (ndr, Cinzia Primatesta, moglie dello chef da una decina d’anni) organizza e lei cucina. Quando la sera tornate a casa, cosa vi dite?

Io e Cinzia siamo, in casa come nel lavoro, indispensabili l’uno all’altra. A casa si parla di tutto e si ride. Non nascondo che a volte parliamo di lavoro anche tra le mura domestiche, ma cerchiamo comunque sempre di ritagliare il maggior tempo possibile per noi e la nostra famiglia.

 

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