Un appartamento romano degli anni Sessanta, a ridosso del centro storico, rivive una seconda vita attraverso una modifica della propria spazialità interna.

Se il paradigma del vivere contemporaneo nasce dall’esigenza di ibridare e contaminare gli spazi per una fruibilità piena nelle diverse ore del giorno, non esiste più una demarcazione netta tra la zona giorno e la zona di servizio e può accadere che l’ambiente di ingresso – da sempre luogo secondario – diventi il fulcro di una nuova area.

Nella fattispecie, attraverso un volume dalla forma pura fortemente caratterizzato, si genera un movimento continuo capace di smistare i flussi ed organizzare gli spazi intorno. In questa maniera il volume di ingresso, dal rivestimento regolare in bacchettato ligneo laccato bianco, diviene elemento architettonico, partecipando attivamente al living e divenendone una sua appendice.

Non tralasciando mai l’aspetto funzionale, tale struttura all’interno nasconde un bagno per gli ospiti ed una parte tecnica destinata alla lavanderia. Nel rinnovato concetto di abitare, ogni ambiente si apre quindi ad una spaziosità non circoscritta dove contenitore e contenuto amplificano funzione e forma.

(L’articolo è tratto da “Quotidianità funzionale” di Andrea Spera di Mia Sposa Magazine, Aprile 2016)

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