Basta entrare in un portone di uno di quei palazzi con la corte al centro e le scale in pietra lavica, per trovarsi di colpo in un’altra dimensione: il laboratorio che preesiste ai flash e alle passerelle, dove le clienti si ricevono su appuntamento e la nostra intervistata passa più tempo in piedi che seduta. Difficile starle dietro: prima risponde a una nostra domanda, dopo controlla la cucitura di un abito leggerissimo che una sarta maneggia con cura, poi sparisce dietro una porta per risolvere qualche intoppo nella lavorazione di qualche altra creazione.

Susanna Di Marzo, stilista e titolate dell’Atelier Susanna, ha cominciato a lavorare quarant’anni fa, in una sartoria della grande città, a Napoli, in Via Duomo dove ancora oggi la maggior parte delle vetrine espongono abiti bianchi. Da allora ha vestito centinaia di spose e ancora si emoziona quando parla del suo abito, quello del suo matrimonio.

Rosa chiaro, in morbida seta e chiffon, con una casacca ricoperta di coralli, naturalmente cucito a mano. Era il 1981. Un abito dalle linee moderne che potrebbe essere indossato tutt’oggi e che rifletteva a pieno il mio gusto, lontano dal conformismo del piccolo borgo, più vicino a quello della metropoli.
L’individuazione dello stile, una ricerca che vale ancor più per chi confeziona abiti su misura. Indirizzare i desideri personali, smussare gli angoli, attribuire a una donna un’impronta che la rappresenti nel giorno del , quando avrà tutti gli occhi puntati, non è semplice.

Le nostre clienti preferiscono la sartoria allo showroom perché qui ricevono un trattamento tradizionale e possono compiere il rito della scelta dell’abito come si faceva un tempo, circondate da una schiera di donne, la sorella, le amiche, la mamma, la suocera: tutte credono di conoscere la sposa meglio delle altre. Il mio compito è trovare un compromesso tra le sue richieste e le sue caratteristiche fisiche. Oggi le ragazze arrivano qui con le foto degli abiti che trovano in rete, vogliono essere seducenti, femminili, classiche… tanti desideri in un solo vestito! Non si tratta solo di farle sentire bellissime ma di renderle speciali.

La realtà della sartoria deve fare i conti col fattore tempo. È qualcosa con cui ci confrontiamo ogni giorno. Quando non c’è la fretta di consegnare l’abito alla cliente – che è bene si anticipi di almeno tre o quattro mesi prima del Sì per la prima prova – c’è la necessità di preparare la collezione per la stagione successiva nei tempi giusti. Viviamo le conseguenze della corsa frenetica delle grandi aziende nel lanciare i nuovi modelli sul mercato e questo, oggi, succede con largo anticipo rispetto a quanto è sempre accaduto nel settore della sposa e della cerimonia. Noi produttori siamo soggetti ai tempi di consegna delle stoffe – c’è un periodo in cui si scelgono le stoffe, di solito in inverno – ai tempi necessari per la produzione dei capi – parliamo di un campionario di almeno 50 modelli – infine ci sono le consegne alle clienti, oltre 60 abiti per stagione, quasi tutte concentrate in primavera e in estate. Di recente, le nuove linee vengono presentate al pubblico proprio nello stesso periodo, mettendo in difficoltà le aziende piccole come la nostra che per stare al passo dovrebbero disporre di almeno due squadre di lavoro, una cosa impossibile da sostenere a causa dell’altissimo costo del lavoro delle sarte specializzate, oltretutto rarissime da trovare.
Questa tra le ragioni del perché il mondo della sartoria tradizionale andrà lentamente scomparendo.

L’intervista completa su Mia Sposa Magazine, in edicola.

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